Dal 18 al 20 settembre Castel San Pietro Terme punto di incontro tra apicoltori, istituzioni, ricerca e pubblico. Dalla musica dedicata alle api al confronto sulla PAC post 2027 e sulle adulterazioni, fino all’edizione record di Tre Gocce d’Oro con 1.772 mieli presentati da 616 apicoltori
Tre giornate intense organizzate da OSSERVATORIO NAZIONALE MIELE che hanno coinvolto il mondo dell’apicoltura italiana, mettendo insieme divulgazione, cultura, ricerca scientifica, confronto istituzionale e valorizzazione delle produzioni nazionali.
Le Manifestazioni Apistiche 2026 hanno rappresentato ancora una volta non soltanto un momento di incontro tra produttori e pubblico attraverso la Fiera Nazionale del Miele, ma soprattutto un’occasione per affrontare alcuni dei temi decisivi per il presente e il futuro del settore: dall’andamento economico e produttivo dell’apicoltura italiana alla PAC post 2027, dagli effetti del cambiamento climatico, alla ricerca scientifica necessaria per la sua mitigazione, fino al contrasto alle adulterazioni e alla tutela dell’autenticità del miele.
A chiudere il fine settimana, domenica 20 settembre, la 46ª edizione di Tre Gocce d’Oro – Grandi Mieli d’Italia, che ha fatto registrare il record assoluto di apicoltori partecipanti, con 616 produttori e 1.772 mieli provenienti da tutte le regioni italiane.
Venerdì: “Resistere con le api”, cultura e musica per aprire le Manifestazioni
Il fine settimana delle Manifestazioni Apistiche si è aperto venerdì 18 settembre con “Resistere con le api”, una serata che ha scelto il linguaggio della musica, della cultura e delle degustazioni per raccontare il valore delle api e sostenere il lavoro degli apicoltori.
Tra i protagonisti Pivio, nome d’arte di Roberto Giacomo Pischiutta, compositore e presidente di ACMF – Associazione Compositori Musiche per Film, che ha presentato “Beez World”, playlist dedicata al mondo delle api, già rintracciabile su Spotify.
Accanto alla musica, alle esibizioni e alle degustazioni, la serata ha rappresentato un primo momento di sensibilizzazione sui temi che avrebbero accompagnato l’intero fine settimana: la tutela delle api, il rapporto tra apicoltura e ambiente, la biodiversità e la necessità di sostenere un settore che svolge una funzione non soltanto economica, ma fondamentale per l’agricoltura e gli ecosistemi.
Un modo diverso per aprire le Manifestazioni Apistiche e portare questi temi fuori dagli spazi strettamente tecnici, coinvolgendo direttamente il pubblico.
Sabato: economia apistica, PAC post 2027, cambiamento climatico e adulterazioni
Sabato 19 settembre il confronto si è concentrato sul futuro dell’apicoltura italiana con il convegno “L’economia apistica italiana e la PAC post 2027: scienza e strategie europee contro le adulterazioni”, promosso dall’Osservatorio Nazionale Miele.
Un confronto che ha riunito economia, politiche agricole e ricerca scientifica, partendo dall’analisi dello stato di salute dell’apicoltura italiana per interrogarsi soprattutto sulle condizioni necessarie a garantirne il futuro.
Il quadro emerso è quello di un settore che negli ultimi anni ha aumentato il numero degli operatori e degli alveari, ha rafforzato la propria struttura professionale e nel 2025 ha registrato una buona ripresa produttiva, sia pure con differenze considerevoli fra le diverse aree produttive del Paese.
Ma anche di un comparto chiamato oggi ad affrontare sfide sempre più complesse: gli effetti del cambiamento climatico, la pressione sui mercati, la concorrenza internazionale e la necessità di garantire autenticità e trasparenza del prodotto di fronte al fenomeno delle adulterazioni.
I dati presentati nel corso del convegno raccontano innanzitutto una crescita strutturale del comparto. Dal 2017 al 2025, con qualche attenuazione dal 2023 in poi, il numero degli alveari è passato da 1,12 a 1,55 milioni, con un incremento del 38%, mentre nello stesso periodo il numero complessivo degli apicoltori è aumentato del 44%.
La componente professionale riveste un ruolo determinante: gli apicoltori professionali, ovvero le aziende apistiche, detengono oggi l’85% degli alveari italiani e, all’interno di questa realtà, circa 3.000 aziende detengono oltre la metà degli alveari del Paese, espressione di un sistema produttivo altamente specializzato.
Anche la produzione mostra una crescita significativa nel medio periodo. Dai 14,98 mila tonnellate del 2017 si è arrivati alle 30,99 mila tonnellate del 2025, nonostante il calo delle rese registrato in diverse annate e un andamento produttivo fortemente altalenante, condizionato dagli effetti del cambiamento climatico.
Il 2025, in particolare, ha segnato una forte ripresa: la produzione nazionale ha sfiorato le 31 mila tonnellate, con un incremento di circa il 42% rispetto all’anno precedente, portando il grado di autoapprovvigionamento italiano intorno al 60%.
Il settore rimane tuttavia fortemente esposto alle dinamiche internazionali. Nel 2025 le importazioni italiane hanno superato le 25 mila tonnellate, mentre le esportazioni sono aumentate del 17% rispetto al 2024. La bilancia commerciale resta strutturalmente negativa e la pressione esercitata dal prodotto proveniente dall’estero, in alcuni casi caratterizzato da prezzi particolarmente bassi, si inserisce in una fase complessa per le quotazioni all’ingrosso delle produzioni nazionali.
PAC post 2027: non disperdere il patrimonio costruito
Proprio la crescita strutturale registrata dall’apicoltura italiana negli ultimi anni ha rappresentato uno dei punti centrali del confronto sul futuro della Politica Agricola Comune dopo il 2027.
Il sostegno della PAC ha accompagnato il miglioramento strutturale delle imprese e del settore attraverso interventi che hanno interessato assistenza tecnica, formazione, innovazione, investimenti, ricerca, promozione, comunicazione e monitoraggio.
La prospettiva della PAC post 2027 pone quindi il tema della continuità e dell’efficacia degli strumenti destinati all’apicoltura, in un momento nel quale il settore è chiamato ad affrontare condizioni ambientali, produttive e di mercato profondamente mutate.
«I numeri dimostrano quanto l’apicoltura italiana sia cresciuta e quanto il sostegno della PAC sia stato importante per il miglioramento strutturale delle imprese e dell’intero settore – sottolinea Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio Nazionale Miele –. Oggi non possiamo considerare acquisiti per sempre questi risultati. La PAC post 2027 dovrà essere capace di accompagnare un settore che si trova davanti a problemi nuovi e sempre più complessi. Occorre non disperdere il patrimonio costruito e garantire strumenti adeguati alle imprese, alla ricerca, all’assistenza tecnica e alla valorizzazione delle produzioni italiane. Parliamo di un’attività economica, ma anche di un presidio essenziale per la biodiversità, l’agricoltura e i territori».
Cambiamento climatico, ricerca e sperimentazione
Tra le sfide decisive per il futuro dell’apicoltura c’è quella climatica. L’incremento della produzione registrato nel 2025 non cancella infatti una tendenza che ha caratterizzato gli ultimi anni: le produzioni apistiche sono sempre più esposte all’irregolarità delle stagioni, agli eventi meteorologici estremi e alle alterazioni dei cicli delle fioriture.
Ricerca e sperimentazione, se strettamente legate a comprendere i fenomeni e a fornire proposte, diventano quindi strumenti essenziali per aumentare la capacità delle aziende di adattarsi alle nuove condizioni, migliorare la resilienza del comparto e tutelare la salute delle api.
La questione riguarda non soltanto la quantità prodotta, ma anche la salvaguardia di uno straordinario patrimonio di biodiversità. L’Italia vanta oltre 30 diverse tipologie di mieli uniflorali, alle quali si aggiunge una vastissima varietà di mieli millefiori, espressione delle differenti caratteristiche botaniche, climatiche e territoriali della Penisola.
Una distintività che rappresenta uno degli elementi di maggiore valore della produzione nazionale e che rende ancora più importante investire in conoscenza, caratterizzazione e tutela dell’origine.
Adulterazioni: confronto scientifico e dialogo europeo
L’altro grande fronte affrontato dal convegno è stato quello dell’autenticità del miele e del contrasto alle frodi e alle adulterazioni, tema che assume una rilevanza crescente in un mercato sempre più internazionalizzato.
La capacità di verificare autenticità e caratteristiche del prodotto, individuare eventuali anomalie e sviluppare metodologie analitiche sempre più efficaci diventa fondamentale non soltanto per tutelare i consumatori, ma anche per garantire condizioni di concorrenza corrette alle aziende che producono miele rispettando elevati standard qualitativi.
Il confronto di Castel San Pietro Terme ha assunto anche una dimensione europea e internazionale. Sul tema delle adulterazioni è infatti in corso un dialogo con le autorità europee e con rappresentanti di altri Paesi, alcuni dei quali hanno seguito i lavori del convegno anche a distanza, in collegamento streaming e con il supporto della traduzione simultanea.
L’obiettivo è favorire un confronto sempre più stretto tra i diversi Stati e le istituzioni europee, condividendo conoscenze scientifiche, strumenti di controllo ed esperienze maturate nei diversi Paesi per arrivare a strategie comuni capaci di rafforzare il contrasto alle frodi e tutelare in maniera più efficace sia i produttori sia i consumatori.
Su questo fronte l’Osservatorio Nazionale Miele ha costruito negli anni un importante patrimonio di conoscenza. La Banca mieli comprende oltre 14.000 campioni conservati in ambiente refrigerato e corredati dal relativo set di valutazioni analitiche. A questa si affianca la banca dati sulla qualità dei mieli italiani, che raccoglie informazioni analitiche relative a oltre 17.500 campioni dal 2009 a oggi.
Un patrimonio utilizzato anche da università ed enti di ricerca per studi scientifici, sperimentazioni analitiche e sviluppo di nuovi metodi di analisi, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza delle produzioni italiane e la capacità di individuare eventuali criticità.
La giornata di sabato ha quindi restituito un quadro molto più ampio del semplice andamento produttivo: un settore cresciuto e sempre più professionale, che deve però trovare nella PAC post 2027, nella ricerca e nella cooperazione europea gli strumenti per rispondere a condizioni climatiche e di mercato profondamente diverse rispetto al passato.
Domenica: Tre Gocce d’Oro 2026, record di apicoltori partecipanti
Domenica 20 settembre le Manifestazioni Apistiche sono culminate nella premiazione della 46ª edizione di Tre Gocce d’Oro – Grandi Mieli d’Italia, il concorso promosso dall’Osservatorio Nazionale Miele e dedicato al monitoraggio, al miglioramento e alla valorizzazione della qualità dei mieli italiani.
L’edizione 2026 ha registrato il numero più alto di apicoltori partecipanti mai raggiunto dal concorso: 616 produttori provenienti da tutte le regioni italiane, per complessivi 1.772 mieli presentati.
Una partecipazione che racconta anche la straordinaria varietà dell’apicoltura italiana: 63 le diverse tipologie di miele in gara, di cui 61 uniflorali e due tipologie di millefiori.
Al termine del percorso di analisi e valutazione sono stati 614 i mieli premiati, prodotti complessivamente da 344 apicoltori. Il massimo riconoscimento delle Tre Gocce d’Oro è stato assegnato a 23 mieli; 245 hanno conquistato le Due Gocce d’Oro e 346 una Goccia d’Oro.
A condurre la mattinata è stato Patrizio Roversi, autore e conduttore televisivo, protagonista nel corso della sua carriera di numerose trasmissioni dedicate anche al viaggio, ai territori, all’agricoltura e alla cultura italiana.
La premiazione ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso che ogni anno porta a Castel San Pietro Terme produttori ed esperti da tutto il Paese, mettendo al centro non soltanto le migliori produzioni, ma anche il valore della biodiversità, dei territori e del lavoro degli apicoltori.
Un patrimonio di mieli unico al mondo
L’Italia vanta un patrimonio apistico fortemente legato alla varietà climatica, botanica e territoriale della penisola, con oltre 30 mieli uniflorali e un’infinita varietà di millefiori caratterizzati dai differenti territori di provenienza.
Tra le tipologie maggiormente rappresentate nell’edizione 2026, l’acacia si conferma al primo posto tra i mieli uniflorali con 244 campioni in concorso, mentre il castagno raggiunge quota 138.
Particolarmente rilevante il dato dei millefiori, con 615 campioni, pari al 35% del totale: un numero che testimonia da un lato la crescente attenzione dei produttori nei confronti di questa categoria, dall’altro l’impatto di stagioni produttive sempre meno prevedibili sulla disponibilità di alcune produzioni in purezza.
Per provenienza dei campioni, le regioni maggiormente rappresentate sono state Lombardia con 187 mieli, Piemonte con 167 e Abruzzo con 152. Considerando invece il numero di apicoltori partecipanti, guidano Lombardia con 72 produttori, Piemonte con 69 e Veneto con 63.
I 23 mieli premiati con le Tre Gocce d’Oro 2026
Sono 23 i mieli che hanno conquistato il massimo riconoscimento. Un elenco che attraversa l’Italia e restituisce la varietà delle produzioni apistiche nazionali, dai grandi mieli uniflorali alle produzioni più rare, fino ai millefiori e alle melate.
Tutti i vincitori sono presentati nella Guida Tre Gocce d’Oro, disponibile a questo link in diversi formati, tra cui la versione web interattiva per ricercare i mieli e i produttori premiati.
Un fine settimana di contenuti per il futuro dell’apicoltura
Il bilancio delle Manifestazioni Apistiche 2026 va quindi oltre la partecipazione del pubblico alla Fiera Nazionale del Miele e alle numerose iniziative che hanno animato il centro di Castel San Pietro Terme.
Le tre giornate hanno permesso di costruire un racconto complessivo dell’apicoltura italiana, capace di unire la dimensione culturale e divulgativa a quella produttiva, economica e scientifica.
Dal coinvolgimento del pubblico attraverso musica e cultura nella giornata di venerdì, al confronto di sabato sullo sviluppo delle imprese, sulla futura Politica Agricola Comune, sui cambiamenti climatici e sulle strategie europee contro le adulterazioni, fino alla valorizzazione della qualità e della biodiversità attraverso Tre Gocce d’Oro nella giornata conclusiva.
Un percorso che restituisce l’immagine di un’apicoltura italiana cresciuta e sempre più professionale, ma che si trova di fronte a nuove sfide ambientali, economiche e commerciali.
Proprio per questo il lavoro dell’Osservatorio Nazionale Miele – dal monitoraggio produttivo alla ricerca, dall’analisi della qualità alla costruzione di relazioni con istituzioni italiane ed europee, fino alla promozione dei grandi mieli nazionali – assume un ruolo sempre più centrale.
Le Manifestazioni Apistiche di Castel San Pietro Terme hanno così confermato il proprio ruolo di luogo di incontro tra imprese, istituzioni, scienza e cittadini: non soltanto una vetrina delle produzioni italiane, ma uno spazio nel quale costruire conoscenza, strumenti e strategie per il futuro dell’apicoltura.

